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chiesa del Crocifisso sec. XIII


CHIESA DEL CROCIFISSO e CONVENTO DI SANTA MARIA DELLA PIETA'



La chiesa di S. Maria della Pietà, intitolata al SS. Crocifisso nel 1879, è citata per la prima volta in un documento del 1219. Il suo impianto, a schema basilicale con tre absidi e tre navate scandite da due ordini di archi a tutto sesto che poggiano su colonne di spoglio, è una tipologia diffusa in molte chiese salernitane a partire dall’XI secolo. La sua fondazione è, pertanto, databile tra l’XI e il XII secolo; a questa primitiva fase costruttiva risalgono le colonne e il cornicione in tufo giallo che le sormonta. Recenti interventi sulle murature esterne della chiesa hanno portato alla luce, sul lato prospiciente via dei Mercanti un portale in pietra e un’apertura ogivale arricchita, al di sopra dell’architrave, da un fastoso motivo decorativo arabeggiante incorniciato da una fascia su cui sono disegnati sette scudi, che dovevano contenere altrettanti stemmi. Questa finestra , i cui elementi architettonici sono riferibili al XIII secolo, corrisponde all’interno della chiesa ad un’apertura che presenta, addossato al davanzale, un gradone più basso che sembrerebbe un sedile.
Il portale era invece un antico accesso laterale della chiesa, probabilmente quello che agli inizi del secolo costituiva l’unico ingresso, dal momento che il principale era stato inglobato all’interno di un androne e non veniva utilizzato.
La facciata della chiesa era stata infatti completamente coperta da costruzioni, che le si addossavano, poi demolite nel 1928, quando fu creata l’attuale piazza e realizzata una nuova facciata della chiesa ,preceduta da un porticato e poi sostituita, dopo l’alluvione del 1954, da quella attuale che ha inglobato all’interno il porticato.
Nel 1622 la chiesa fu consegnata dall’arcivescovo Lucio Sanseverino alle Clarisse di Piantanova che erano entrate in possesso del vicino monastero. A quest’epoca risalgono le pitture ad olio raffiguranti santi e sante francescani collocate al di sopra del cornicione, negli spazi tra le monofore. La decorazione in stucco e le cornici in cui erano inseriti i dipinti, fu affidata nel 1692 a Giuseppe D’Alessio.
Al di sotto dell’altare dell’abside di destra vi sono affreschi, databili al XVII secolo, che raffigurano S. Clemente Martire, S. Paolina Vergine e S. Cassiano Martire, al di sotto dei quali sono esposte le rispettive reliquie.
Nel 1773 Giuseppe Di Bernardo realizzò il pavimento in marmo, che fu rimosso nel secolo scorso, quando la chiesa fu riportata alla sua antica tipologia e spogliata completamente della veste barocca da cui era stata ricoperta.
Dalla navata destra, attraverso una piccola scala, si accede alla sottostante cripta che presenta, come la chiesa superiore una pianta basilicale a tre piccole navate separate da due archi e chiusa da tre absidi semicircolari. Sullo sfondo dell’abside centrale e lungo la parete settentrionale, in corrispondenza di via dei Mercanti, è una serie di monofore. L’altare di travertino, di fattura recente, riproduce nel materiale e nella forma quello originale ritrovato frammentario nell’abside centrale.
Sulla parete occidentale è un grande affresco raffigurante La Crocifissione, databile alla fine del XIII secolo. Di pregevole fattura, il dipinto, nel cui spazio centrale campeggia la figura del Cristo patiens, rivela una collocazione nell’ambito della pittura umbra , con evidenti riferimenti all’arte assisiate e di Cimabue suggeriti soprattutto dalla serie di mensole in prospettiva che racchiude la scena e rimanda a quella inventata da Cimabue e ripresa e sviluppata da Giotto nella Basilica superiore di S. Francesco di Assisi. L’impaginazione dell’affresco, impostato su di un alto basamento a fascioni trasversali, rimanda alle miniature dei codici di epoca svevo – manfrediana. E’ questo un documento unico a Salerno che sta a testimoniare la ricchezza dei riferimenti culturali che fecero grande l’arte dei D’Angiò a Napoli e nel Principato. Un’arte che seppe aprirsi anche a stimoli che giungevano dalle coste occidentali del Mediterraneo: dalla Catalogna, dal Roussillon, dalla Provenza, anche sulla scia delle vicende personali di Carlo II Lo Zoppo, eletto Principe di Salerno nel 1271 e re di Napoli nel 1289.
Nell’abside di destra un altro affresco di fattura simile al precedente, ma forse posteriore, raffigura un trittico di santi racchiusi in archi e separati da colonnine: S. Sisto Papa al centro, S. Lorenzo a sinistra e un altro Santo pellegrino a destra.
Non è ancora ben chiara la relazione tra questo ambiente ipogeo e la chiesa superiore, ma sicuramente la presenza degli affreschi ne dimostra una frequentazione nel XIII secolo, datazione che ben si raccorda con quella della realizzazione della finestra ogivale recentemente ritrovata sulla parete di via Mercanti.. Successivamente, quando la chiesa fu affidata alle clarisse la cripta venne utilizzata come sepolcreto. Piena di sepolture fu infatti ritrovata nel 1950 quando fu fortuitamente scoperta in occasione dei lavori di restauro dopo l’alluvione del 1954, per quanto ne avesse già segnalato la presenza Michele De Angelis nel 1927 -
La chiesa era annessa al convento femminile di donne nobili di S. Maria della Pietà, sorto presumibilmente tra il XII e il XIII secolo. Per quanto oggi completamente trasformato e illeggibile nelle sue strutture originarie, perché smembrato e parzialmente divenuto civile abitazione (palazzo Pernigotti) esistono ancora degli elementi decorativi che collocano il monastero all’interno di quell’architettura, diffusa in Campania a partire dall’XI secolo, caratterizzata dall’utilizzazione di tarsie policrome giocate sull’utilizzo di fasce alternate di tufi grigi e gialli. L’esempio di decorazione di S. Maria della Pietà nella sua pienezza compositiva degli incavi scolpiti nel tufo in cui erano inseriti i tasselli lapidei è collocabile tra la fine del XII secolo e il XIII secolo. Oggi l’antico loggiato con archi incorniciati da larghe fasce policrome, che presumibilmente correva sui quattro lati dell’edificio, è inglobato in un’abitazione ed è possibile soltanto vedere da lontano alcuni pezzi scultorei sul lato orientale del fabbricato.
Pochissimi elementi, tra cui alcuni archi a sesto acuto tuttora esistenti nei locali dell’ex convento ne confermerebbero la datazione di origine al XIII secolo.
Nella visita pastorale di Marsilio Colonna del 1574 vengono dettate alcune precauzioni per rendere più riservata la clausura delle religiose.
Negli Atti del Sinodo Colonna del 1579 è citato tra i monasteri femminili di Salerno.
Il monastero ad un certo punto dovette versare in pessime condizioni, da alcuni documenti, datati tra il 1592 e il 1597, infatti, risultano reiterate richieste ai conventi di S. Sofia, S. Michele Arcangelo e S. Maria Monialium e di S. Giorgio, perché consegnino all’arcivescovo di Salerno una cifra annua per la costruzione della nuova pianta del monastero di S. Maria della Pietà A partire dal XVII secolo viene citata nei documenti anche come Monastero de la Piantanova.
Dopo la soppressione, avvenuta nel 1866, il monastero fu acquisito dal Comune che ne adibì una parte a Brefotrofio, mentre l’altra fu venduta a privati.



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