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LA TUTELA DEL PAESAGGIO

Il quadro legislativo
Il concetto di paesaggio, con esso la tutela ed il relativo quadro normativo, dal 1939 ad oggi ha subito una notevole evoluzione.
E' proprio del 1939 la prima normativa che si interessa di paesaggio, o meglio di bellezze naturali e panoramiche. Infatti nel giugno del 1939 è emanata la legge n. 1497 “sulla protezione delle bellezze naturali e panoramiche”. L’art. 1 “sottopone alle disposizioni della legge a causa del loro notevole interesse pubblico: 1) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale e di singolarità geologica; 2) le ville, i giardini e parchi che si distinguono per la loro non comune bellezza; 3) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale; 4) le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”.
C’è ancora un’idea di paesaggio primitivo legata a una impostazione estetica – formale, a concetti di singolarità”, “bellezza”, “punti di vista” o di “belvedere”, quindi ancora lontano dall’idea attuale di paesaggio, inteso come la risultanza dell’azione di fattori naturali e/o umani a dalle loro interrelazioni.
Con la legge 1497 del 39, quindi si erano poste le basi di una legislazione per la tutela, che però era limitata a degli ambiti territoriali ristretti ed a scelte di tipo più discrezionale.
Viene introdotto il concetto di area vincolata e di autorizzazione che doveva essere acquisita per introdurvi delle modifiche. Infatti, tale legge consentiva sottoporre a vincolo, con l’emanazione di appositi decreti ministeriali, porzioni o interi territori comunali.
L’area vincolata è una parte di territorio che è individuata per il suo interesse paesaggistico, cioè per delle componenti significative e riconoscibili di tipo ecologiche – naturalistiche, storico – culturali ed estetico – visuali.
Così, nel corso degli anni molti territori comunali, ed in particolare quelli costieri, sono stati sottoposti alle disposizioni di tutela. Nella Provincia di Salerno, a partire dalla costiera amalfitana fino all’altra estremità di Sapri, tutti i comuni costieri sono stati sottoposti a vincolo con decreti ministeriali.
L'incisività della legge 1497, però, era limitata soltanto alle porzioni di territorio, individuate come bellezze naturali e panoramiche, e la scelta degli ambiti territoriali da vincolare era demandata alla discrezionalità dei funzionari che intervenivano nella procedura.
Ciò ha determinato il fatto che ampie porzioni di territorio, seppur importanti sotto il profilo paesaggistico, non essendo sottoposte a vincolo con decreto ministeriale, sono state aggredite dall’edificazione, senza alcun controllo da parte degli organi preposti alla tutela del paesaggio. Pertanto, per limitare e meglio controllare tale fenomeno il legislatore nel 1985 ha varato la legge n. 431, con la quale l’azione di tutela del paesaggio si è maggiormente diffusa sul territorio.
Con tale legge venivano introdotti i cosiddetti vincoli morfologici, cioè porzioni di territorio con caratteristiche omogenee, quali la fascia di costa entro una certa profondità dalla battigia, fasce di territorio lungo gli argini dei corsi d’acqua, aree coperte da boschi ecc.
Infatti, con l’introduzione della legge 431, all’art. 1 risulteranno sottoposti a vincolo paesaggistico:
“a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
c) i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
d) le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
e) i ghiacciai e i circhi glaciali;
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall'articolo 2, commi 2 e 6, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227;
h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;
i) le zone umide incluse nell'elenco previsto dal d.P.R. 13 marzo 1976, n. 448;
l) i vulcani;
m) le zone di interesse archeologico”.
Quindi con la legge 431, oltre alle aree già vincolate con decreti ministeriali, si estendeva il vincolo a parti di territorio predefinite dalla legge stessa.
Dal 1985 a tutt’oggi sono stati varati due importanti decreti legislativi: il 490 del 1999 - “Testo Unico sui Beni Culturali e Ambientali” e il 42 del 2004 - “Codice dei Beni culturali e del Paesaggio”, che ha abrogato quello precedente ed è tuttora vigente.
Il D. Lvo 42/04 ha riunito, nella parte terza e nella quarta, relativamente agli articoli che riguardano l’applicazione delle sanzioni, la materia paesaggistica precedentemente regolamentata dalla legge 1497/39, dalla legge 431/85 e da norme riportate in altri impianti legislativi.

Procedure di approvazione di interventi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico
A seguito dell'emanazione della legge 1497/39, i progetti degli interventi da eseguire nelle aree vincolate venivano trasmessi alla Soprintendenza territorialmente competente per ottenerne l’approvazione.
Nel 1977, con l’emanazione del D.P.R. 616, le funzioni amministrative in materia di Beni Ambientali furono trasferite dallo stato alle Regioni e agli altri enti territoriali, quali Comunità Montane e Province.
La Regione Campania con due leggi, emanate nel 1980 e nel 1981, sub – delega ai comuni la competenza al rilascio delle autorizzazioni per eseguire gli interventi in area vincolata.
La legge 431/85 conferì al Ministro per i Beni Culturali e Ambientali il potere di annullamento delle autorizzazioni rilasciate dai comuni.
Attualmente, la procedura di approvazione di interventi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico si svolge secondo il seguente iter amministrativo.
Il proprietario dell'area nella quale si devono realizzare le opere, trasmette al comune il progetto e produce istanza di autorizzazione paesaggistica; il progetto è esaminato dalla Commissione Edilizia Comunale Integrata, la quale ne valuta la compatibilità paesaggistica ed esprime un parere; il Responsabile del Servizio Tecnico del comune, acquisito il parere della Commissione, rilascia l’autorizzazione ai sensi dell’art. 159 del D. Lvo 42/04, che trasmette, unitamente al progetto delle opere, alla Soprintendenza; quest'ultima, valutata la legittimità dell'autorizzazione ed esaminato il progetto, può annullare, con proprio provvedimento, l'autorizzazione rilasciata dal comune.


Arch. Domenico Palladino



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