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SANTA MARIA DE LAMA

s. bartolomeo se. X-XILa cappella intitolata alla Madonna della Lama sorge nel cuore della Salerno medievale e si affaccia ancora oggi sugli omonimi “gradoni della Lama”, non lontano da quello che doveva essere il limite della città altomedievale in direzione del mare (porta Rateprandi).
Il toponimo lama è legato alla presenza nella zona di piccoli corsi d’acqua a carattere torrentizio che durante le piene, procedendo in direzione nord-sud, davano vita a collegamenti trasversali tra le platee parallele, il “piano del monte” ed il mare, con una fisionomia di strade e canali insieme.
Quasi sicuramente nata come cappella privata di qualche palazzo, è di sicura origine longobarda, impiantata su un preesistente edificio romano del II secolo, ed è stata più volte restaurata, come dimostra la posizione della cripta (a cui deve la sua celebrità) che è rivolta a Sud, mentre la chiesa superiore è rivolta ad Ovest. L’ultimo restauro fu fatto nel Seicento, e dopo il terremoto del 1980 la chiesa, che era stata rinominata parrocchia di S. Alfonso e che era già sconsacrata dai tempi dell’alluvione del 1954, andò lentamente in rovina, col crollo del tetto e l’accumulo dei detriti alluvionali.
La cripta fu scoperta solo nei primi anni ’80. L’ambiente antistante, che si affaccia su vicolo Re Ruggiero, era adibito a deposito di carbone con tanto di porta di legno, ed era separato dalla cripta da una stretta finestrella a ridosso della volta, attraverso la quale passarono i primi esploratori, che si fecero strada attraverso un ammasso di terriccio alto quasi quanto l’altezza del soffitto. La cripta, infatti, caduta in disuso come S. Pietro e S. Andrea, venne anche qui riutilizzata come sepolcreto, mediante la chiusura degli accessi che si affacciavano sul vicolo. I corpi venivano calati presumibilmente da un piccolo pertugio nel pavimento della chiesa soprastante; le numerose alluvioni, e soprattutto l’azione dell’acqua del torrente Lama che scorre praticamente appoggiato alla parete Ovest (al tatto sempre umidissima), hanno accumulato nei secoli molti detriti, che hanno preservato degli splendidi affreschi, tra i più belli ed antichi presenti in città.
Mentre nella chiesa superiore l’unico affresco rimasto è un “Ecce Homo” dipinto sul fusto di una colonna e databile al due-trecento, nella cripta sono raffigurati principalmente santi: Caterina, Stefano, Andrea e Bartolomeo, mentre un affresco di gruppo è appena leggibile sulla parete nord, in cui vi sono anche i resti dell’abside “occultata” da un muro che sorreggeva la chiesa superiore, ed in cui sono conservati vari frammenti marmorei del pluteo. santo sec. X-XI
L’affresco di S. Andrea, oltre ad essere il meglio conservato, è particolare poiché posizionato in un’intercapedine creatasi a seguito di un rafforzamento della parete; quello con S. Bartolomeo, invece, è il più famoso ed espressivo, ed è databile al secolo XI. A causa dell’apertura della cripta al pubblico, però, gli affreschi hanno cominciato irreparabilmente a rovinarsi. La cripta infatti, rimasta sigillata per qualche secolo, aveva conservato un proprio ecosistema che aveva permesso alle pitture di rimanere pressoché integre, ma l’apertura comunicante con vicolo Re Ruggero e l’ingresso dei visitatori con conseguente circolazione d’aria hanno alterato questo microclima, permettendo l’accesso dei batteri che, depositatisi sugli affreschi, hanno contribuito, con l’aiuto dell’umidità e della dissecazione dell’umidità, alla creazione di Sali biancastri che corrodono poco a poco le pitture. L’immagine di S. Bartolomeo, che benedice con la mano destra, mentre nella sinistra, velata dal mantello, regge un volume chiuso e decorato sulla copertina da una croce gemmata, è la più colpita. Mentre S. Andrea, preceduto da un santo anonimo e seguito dalla Vergine in posizione orante, affiancati dal committente inginocchiato, è meglio conservato, probabilmente perché la sua posizione nell’intercapedine e la poca esposizione all’aria lo hanno preservato dall’attacco dei sali. Ora si sta cercando di porre soluzione al problema.
Al secondo ciclo pittorico – databile tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo – appartiene la figura di S. Stefano, individuata dall’iscrizione posta ai lati dell’aureola. Il Santo, ritratto in trono, indossa un abito ricamato e regge con la mano sinistra un libro. Il pilastro di raccordo tra le due absidi ospita la figura di S. Lorenzo, individuata da un’iscrizione. Sull’ultimo pilastro del muro sud si trova, invece, l’immagine di un santo monaco, molto probabilmente S. Leonardo, che reca in mano una catena spezzata.
La chiesa superiore, costruita probabilmente nel XII secolo, ha una pianta rettangolare, divisa in tre navate da due file di colonne di spoglio romane, di cui due ricoperte da quattrocenteschi affreschi raffiguranti cristo con la Croce e la Maddalena.




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